ilgrandetsunami

giugno 6, 2011

A rischio il voto di più di tre milioni di italiani residenti all’estero

A rischio il voto di più di tre milioni di italiani residenti all’estero

 

A rischio il voto di più di tre milioni di italiani residenti all’estero

di Pierluigi Zanata

Pierluigi Zanata
Giornalista

Il via libera della Corte di Cassazione al referendum comporta la ristampa delle schede elettorali per i concittadini all’estero.

«Chiediamo che il governo, dopo aver tentato inutilmente di impedire il pronunciamento di tutti gli italiani sul nucleare, ora faccia di tutto per tutelare l’uguaglianza dei cittadini e garantire il voto degli cittadini all’estero al referendum del 12 e 13 giugno prossimi». E’ la richiesta contenuta in una nota congiunta dei responsabili dei partiti di opposizione. «Il 25 maggio i consolati italiani all’estero hanno concluso le spedizioni delle schede elettorali con il vecchio quesito e i nostri connazionali stanno già votando su quello», ricordano i promotori. «Se le schede andranno invece ristampate con il nuovo quesito non ci sono più i tempi tecnici». Con il risultato, spiegano, di mettere a rischio il quorum.
Chiedono chiarimenti al Viminale le 80 associazioni raccolte nel comitato “Vota Sì per fermare il nucleare”, che segnala centinaia di segnalazioni di problemi, ostacoli e presunte irregolarità. C’è chi ha chiesto di votare in Italia e ricevuto anche il plico dal consolato, risultando iscritto così due volte, chi ha ricevuto schede senza vidimazione, chi buste segnate con croci, chi non ha ricevuto nulla, come accaduto in Germania e in Brasile. Dalla Farnesina fanno sapere che, in attesa di istruzioni da parte del Viminale, il procedimento di voto dei residenti all’estero non subirà alcuna variazione.

A una settimana dal referendum, non si è sciolto il nodo dei 3,2 milioni di italiani all’estero, che hanno già votato sul quesito relativo al nucleare, prima quindi del pronunciamento della Cassazione.. Quei voti sono validi o no? Un precedente fa propendere per la prima ipotesi, mentre secondo il costituzionalista Alessandro Pace, il problema si porrà solo se quei voti risulteranno determinanti per il raggiungimento del quorum. Secondo l’esperto, le schede comunque «vanno computate, perché seppure il quesito sia stato cambiato, il sì o il no al nucleare gli italiani all’estero lo hanno già espresso».

A decidere sarà, anche in questo caso, l’Ufficio centrale per i referendum della Cassazione, e comunque solo dopo il 13 giugno, al momento della convalida delle votazioni. Nel caso di diniego allora – preannuncia Pace – i comitati promotori potrebbero sollevare conflitto di attribuzione impugnando la decisione della Suprema Corte dinanzi alla Corte Costituzionale. Le schede con il quesito riformulato non sono comunque ancora state stampate. Per farlo si attende il 7 giugno, giorno in cui la Corte Costituzionale darà il via libera formale sull’ammissibilità del quesito sul nucleare, così come corretto dalla Corte di Cassazione

Il fronte delle opposizioni è, per una volta, compatto. Dall’Unione di centro a Sinistra e libertà, da Futuro e libertà al Partito democratico e l’Italia dei valori, la richiesta è che il governo «faccia di tutto per tutelare l’uguaglianza dei cittadini e garantire il voto degli cittadini all’estero».
A Lettera43.it, il deputato finiano Aldo Di Biagio dice di aver intenzione di «chiedere al governo che cosa vuole fare per ottenere un chiarimento» durante il question time, l’interrogazione parlamentare a risposta diretta, mercoledì 8 giugno.
Le firme, oltre a Fli, saranno quelle dell’Udc, dell’Idv e dei sei deputati del Pd eletti all’estero: Gino Bucchino, Laura Garavini, Gianni Farina, Franco Narducci, Marco Fedi e Fabio Porta.

Le soluzioni, secondo Di Biagio, potrebbero essere due: il riconoscimento dei voti espressi all’estero sul vecchio quesito, o il loro «scorporo dal quorum referendario».

Eugenio Marino, responsabile del Pd per gli italiani all’estero, propone che il governo «presenti un decreto in cui spieghi che il quesito sottoposto agli italiani all’estero è da intendersi come quello pubblicato nella nuova scheda» e su cui voteranno gli elettori in Italia.
Ci sono poi altri problemi per i connazionali all’estero. Di Biagio denuncia: «Migliaia di plichi elettorali stanno tornando indietro». La ragione? Un banale errore di archivio. Le schede sono infatti state inviate a migliaia di donne con il loro cognome da nubili. In Paesi come Germania, Belgio e Australia, una volta sposate le donne assumono il cognome del marito. Per questo nome e domicilio non combaciano e il plico ritorna nelle ambasciate.

Un ulteriore aspetto e’ da considerare: i brogli. C’è chi ha chiesto di votare in Italia e ricevuto anche il plico dal consolato, risultando iscritto così due volte, chi ha ricevuto schede senza vidimazione, chi buste segnate con croci, chi non ha ricevuto nulla. Tutto questo puo’ portare ad imbrogli, cosi’ come già accaduto per le politiche del 2008.

Ricordo il caso del senatore Nicola di Girolamo, del Pdl, dimessosi perché arrestato, nel 2010,  nell’ambito di una inchiesta sul riciclaggio di capitali della ‘Ndrangheta.  Le accuse mosse al senatore del PDL sono di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al reimpiego di capitali illeciti, nonché la violazione della legge elettorale con l’aggravante mafiosa. La sua elezione nel collegio estero di Stoccarda sarebbe stata favorita da un broglio elettorale realizzato dalla famiglia Arena, della ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto. La ‘ndrangheta avrebbe acquistato numerose schede elettorali tra gli immigrati calabresi a Stoccarda, apponendo sulle schede il voto per Di Girolamo.

Che fine faranno le schede senza vidimazione, le schede doppie, quelle contenute nelle buste segnate con croci e quelle tornate indietro perché non consegnate?

Saranno acquistate dalla Lobby nucleare o da chi vuole il legittimo impedimento o da chi e’ per la privatizzazione dell’ acqua?

Si tratta di 3.200.000 di schede, un numero sufficiente per non far raggiungere il quorum o per ribaltare il risultato della vittoria dei ‘’sì’’.

1 commento »

  1. Oggi da parte del consolato di Parigi arriva tuttavia un messaggio rassicurante, di cui riporto la parte più utile:

    “Sono al momento l’impiegato dell’unità elettorale del Consolato: “quello”, per intendersi che da, tra l’altro, chiarimenti al telefono in merito alle elezioni referendarie e al decreto Omnibus stabilito inizialmente dalla Corte di Cassazione.

    Tengo a precisare che venerdi mattina é arrivata una nota -interna- dal Ministero degli Interni al consolato.
    Ve la riporto qui sotto:

    Iscritti AIRE e Pronuncia della Corte di Cassazione in merito al referendum n.3 sull’energia nucleare (01.06.2011)
    Appena appresa la decisione della Corte di Cassazione nel senso del mantenimento del quesito referendario n. 3 sul nucleare che, in virtù di tale decisione, si riferisce alle nuove norme del c.d. decreto “Omnibus” per la parte relativa alla moratoria nucleare, il Ministero degli Esteri ha immediatamente informato la propria rete diplomatico-consolare della pronuncia della massima Corte ed attende direttive del Ministero dell’Interno, in attesa delle quali il procedimento rimane invariato. Pertanto l’elettore che non abbia ancora votato, qualora interessato, può esprimere il proprio voto anche sul quesito nucleare.
    Secondo le previsioni della legge 459/2001 sul voto all’estero che prevede che i plichi elettorali siano inviati entro il 17° giorno antecedente la date delle votazioni, i connazionali all’estero hanno già ricevuto le schede referendarie inclusa quella “originaria” del decreto sul nucleare.
    (Dal sito del Ministero degli Esteri)

    Ovvero che la validità delle schede votate provenienti dall’Estero é mantenuta. Per cui non coltivate fantasmi a tal riguardo….”

    Mi pare utile. Diffondete!

    Commento di Amina Iacuzio — giugno 6, 2011 @ 5:14 pm | Replica


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