Referendum: a rischio il voto degli italiani all’ estero
«Chiediamo che il governo, dopo aver tentato inutilmente di impedire il pronunciamento di tutti gli italiani sul nucleare, ora faccia di tutto per tutelare l’uguaglianza dei cittadini e garantire il voto degli cittadini all’estero al referendum del 12 e 13 giugno prossimi». E’ la richiesta contenuta in una nota congiunta dei responsabili dei partiti di opposizione dopo la pronuncia della Cassazione. «Il 25 maggio i consolati italiani all’estero hanno concluso le spedizioni delle schede elettorali con il vecchio quesito e i nostri connazionali stanno già votando su quello», ricordano i promotori. «Se le schede andranno invece ristampate con il nuovo quesito non ci sono più i tempi tecnici». Con il risultato, spiegano, di mettere a rischio il quorum.
Chiedono chiarimenti al Viminale le 80 associazioni raccolte nel comitato “Vota Sì per fermare il nucleare”, che segnala centinaia di segnalazioni di problemi, ostacoli e presunte irregolarità. C’è chi ha chiesto di votare in Italia e ricevuto anche il plico dal consolato, risultando iscritto così due volte, chi ha ricevuto schede senza vidimazione, chi buste segnate con croci, chi non ha ricevuto nulla, come accaduto in Germania e in Brasile. Dalla Farnesina fanno sapere che, in attesa di istruzioni da parte del Viminale, il procedimento di voto dei residenti all’estero non subirà alcuna variazione.
A decidere sarà, anche in questo caso, l’Ufficio centrale per i referendum della Cassazione, e comunque solo dopo il 13 giugno, al momento della convalida delle votazioni. Nel caso di diniego allora – preannuncia Pace – i comitati promotori potrebbero sollevare conflitto di attribuzione impugnando la decisione della Suprema Corte dinanzi alla Corte Costituzionale. Le schede con il quesito riformulato non sono comunque ancora state stampate. Per farlo si attende il 7 giugno, giorno in cui la Corte Costituzionale darà il via libera formale sull’ammissibilità del quesito sul nucleare, così come corretto dalla Corte di Cassazione
A Lettera43.it, il deputato finiano Aldo Di Biagio dice di aver intenzione di «chiedere al governo che cosa vuole fare per ottenere un chiarimento» durante il question time, l’interrogazione parlamentare a risposta diretta, mercoledì 8 giugno.
Le firme, oltre a Fli, saranno quelle dell’Udc, dell’Idv e dei sei deputati del Pd eletti all’estero: Gino Bucchino, Laura Garavini, Gianni Farina, Franco Narducci, Marco Fedi e Fabio Porta.
Eugenio Marino, responsabile del Pd per gli italiani all’estero, propone che il governo «presenti un decreto in cui spieghi che il quesito sottoposto agli italiani all’estero è da intendersi come quello pubblicato nella nuova scheda» e su cui voteranno gli elettori in Italia.
Ma non è detto che questo basti per scongiurare una «discriminazione» nei confronti degli italiani all’estero, aggiunge Marino. Perché un atto governativo potrebbe non escludere la possibilità di un ricorso alla Corte Costituzionale da parte di chi volesse opporsi all’equiparazione di vecchie e nuove schede.
Ci sono poi altri problemi per i connazionali all’estero. Di Biagio denuncia: «Migliaia di plichi elettorali stanno tornando indietro». La ragione? Un banale errore di archivio. Le schede sono infatti state inviate a migliaia di donne con il loro cognome da nubili. In Paesi come Germania, Belgio e Australia, una volta sposate le donne assumono il cognome del marito. Per questo nome e domicilio non combaciano e il plico ritorna nelle ambasciate.
«Lo Stato italiano non si preoccupa di fare informazione all’estero», continua Marino, «né con i consolati, né con la televisione e neppure con le pubblicazioni». E poi «gli anziani non hanno accesso a internet».
Del referendum, insomma, gli elettori all’estero hanno letto soltanto il quesito. Riportato integralmente, per giunta. «Non si può nemmeno considerare informazione, nemmeno io saprei decifrarlo. Non c’è alcuna contestualizzazione, spiegazione», conclude Marino.
Ricordo il caso del senatore Nicola di Girolamo, del Pdl, dimessosi perché arrestato, nel 2010, nell’ambito di una inchiesta sul riciclaggio di capitali della ‘Ndrangheta. Le accuse mosse al senatore del PDL sono di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al reimpiego di capitali illeciti, nonché la violazione della legge elettorale con l’aggravante mafiosa.Di Girolamo è accusato di aver partecipato ad un sodalizio criminale che, tra il 2003 e il 2006, avrebbe riciclato oltre 2 miliardi di euro. Inoltre, la sua elezione nel collegio estero di Stoccarda sarebbe stata favorita da un broglio elettorale realizzato dalla famiglia Arena, della ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto. La ‘ndrangheta avrebbe acquistato numerose schede elettorali tra gli immigrati calabresi a Stoccarda, apponendo sulle schede il voto per Di Girolamo.
Un’ ultima considerazione: che fine faranno le schede senza vidimazione, le schede doppie, quelle contenute nelle buste segnate con croci e quelle tornate indietro perché non consegnate?
Saranno acquistate dalla Lobby del nucleare? Saranno acquistate da chi vuole il legittimo impedimento? Saranno comprate da chi vuole privatizzare il bene acqua?
Si tratta di 3.200.000 di schede, un numero sufficiente per non far raggiungere il quorum o per ribaltare il risultato della vittoria dei ‘’sì’’.
