Secessione fuori dalla storia, Bossi va a ciapà i rat ! , di plz
Le pretese secessioniste della Lega fuori dalla storia, di plz
”Grottesco pensare a uno stato Lombardo-Veneto. Non esiste un popolo padano e non esiste una via democratica alla secessione”.
Finalmente uno che parla chiaro. E questo qualcuno non poteva che essere Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, custode e garante della Costituzione, che all’ articolo 5 recita che ”la Repubblica è una e indivisibile”. L’ articolo 5 dice poi che la Repubblica, unica e indivisibile, riconosce e valorizza le autonomie locali. Ma questo è tutt’ altro che secessione.
Ancora la Lega straparla, dice sciocchezze per recuperare i tanti elettori che la stanno abbandonando, stanchi di votare un partito complice dei peggiori guasti prodotti dal cavaliere.
Napolitano ha ragione: le pretese secessioniste della Lega, dei ministri Bossi, Maroni e Calderoli, magna pars del governo B., supportate da una pretestuosa lettura della Carta sono fuori dalla storia. B., se non fosse distratto dalle sue cene e dopocena ”eleganti”, dalle sue disavventure giudiziarie, sarebbe dovuto intervenire e avrebbe dovuto dire leghisti ”fora di ball”. Ma B. non può cacciare la Lega perché questa, oltreché tenere in vita il governo, lo salva dai magistrati, essendo fondamentale per approvare le leggi ad personam.
La Lega è insorta e ha attacato Napolitano e a Radio Padania si sono sentiti una serie di insulti volgari all’ inquilino del Colle. L’ unica voce leghista a favore di Napolitano quella di Tosi, sindaco di Verona, il quale ha detto che è anacronistico parlare di secessione e che i problemi dell’ Italia sono altri.
Lo stesso B., anziché richiamare all’ordine i leghisti , si mostra irritato per il monito di Napolitano e dice che il presidente della Repubblica ”cerca l’ incidente perdestabilizzare il governo e tende a mettermi in mora per favorire altri scenari politici”.
La Lega ha ancora una volta richiamato gli insegnamenti di Carlo Catteneo e le sue idee federaliste.
I leghisti, i loro dirigenti dovrebbero studiare di più per capire Cattaneo, le sue idee federaliste, impostate su un forte pensiero laico e liberale. Il pensatore lombardo espone le sue teorie federaliste all’alba dell’ unificazione italiana. E’ fautore di un sistema politico basato su una confederazione di stati italiani sullo stile della Svizzera. Un federalismo per unire l’Italia, non per dividerla.
Per Cattaneo scienza e giustizia devono guidare il progresso della società, tramite esse l’uomo ha compreso l’assoluto valore della libertà di pensiero; il progresso umano non deve essere individuale ma collettivo, attraverso un continuo confronto con gli altri. La partecipazione alla vita della società è un fattore fondamentale nella formazione dell’individuo: il progresso può avvenire solo attraverso il confronto collettivo.
Per Cattaneo gli uomini si associano per istinto: “la società è un fatto naturale, primitivo, necessario, permanente, universale…”; è sempre esistito un “federalismo delle intelligenze umane”: è sorto perché è un elemento necessario delle menti individuali. Così come le menti si devono federare, lo stesso devono fare gli stati europei che hanno interessi di fondo comuni; attraverso il federalismo i popoli possono gestire meglio la loro partecipazione alla cosa pubblica.
Il federalismo di Cattaneo, lo studioso milanese fondatore della rivista “Il Politecnico”, prevede una prima formazione degli Stati Uniti d’Italia, uno stato repubblicano federale, il cui scopo primario era quello di SUPERARE IL DIVARIO ECONOMICO INTER-REGIONALE presente già allora (con la risoluzione di quella che già allora era stata individuata come Questione Meridionale); dopo questo primo periodo di sviluppo, incremento produttivo ed equiparazione dei diversi livelli regionali poteva quindi avvenire la vera e propria unificazione in uno stato UNITO REPUBBLICANO, con un governo centrale a capo di tutto il paese, che a quel punto sarebbe stato relativamente facile governare, dato che nella fase federale ogni regione aveva potuto comprendere cosa le servisse per un buono sviluppo (e infatti l’avrebbe già raggiunto): il governo in tal caso servirebbe solo come controllore e unificatore sociale e culturale di uno stato unito e già immensamente progredito dal punto di vista economico. Da qui si può benissimo cogliere il grande divario con l’ideologia leghista, che di Cattaneo ha voluto fare il suo “padre fondatore”, senza coglierne (oppure non volendo coglierne) il pensiero fondamentalmente REPUBBLICANO E CENTRIPETO.
Lo storico Giuliano Procacci, scomparso tre anni fa, in un saggio del gennaio 2004, pubblicato nella rivista mensile ”La lettera”, diretta da Roberto Gualtieri e Cluadio Mancini, esaminò il programma leghista e dimostrò come l’ idea di una nazione padana non abbia alcun fondamento. ”C’ è -scriveva Procacci – un uso disinvolto della storia che produce solo una certa evanescenza. Da un punto di vista strettamente geografico, sia pure con ampi margini di approssimazione, la denominazione Padania potrebbe avere anche un senso. Ovviamente però non bastano un territorio, dei nconfini e un fiume per trasformare una ‘espressione geografica’ in una nazione o anche soltanto in una comunità di ‘popoli’. Ci vogliono dei requisiti in primo luogo quello di una lingua. Questa lingua notoriamente esiste, ma essa ha il difetto di essere quella stessa che è parlata nella penisola al di sotto della linea gotica, in una parola ‘italiana’.[...]Accade così che i documenti ufficiali della Lega nord e la sua stampa siano redatti in italiano e che una buoma metà degli articoli pubblicati dagli stessi ‘QAuaderni padani’ siano in ‘toscano’, per non voler dire italiano”.
Ora basta sconti allaLega che vuole sfasciare l’ Italia.
Basta con un partito che favorisce, che lavora coscientemente, giorno per giorno, per la distruzione dell’ unità d’ Italia. Un partito che appoggia B. perché sa che un nuovo governo consentirebbe di uscire dalla crisi nella quale il Paese è stato cacciato proprio da B. e dal senatur. Un nuovo governo ridarebbe all’ Italia credibilità internazionale e questo tarperebbe le velleità secessioniste di Bossi.
Basta avere al governo Bossi, Maroni e Calderoli, ministri che hanno fatto parte di un’ organizzaione paramilitare come la Guardia Nazionale Padana, salvati perché il Parlamento non aveva concesso l’autorizzazione a procedere, mentre altri 37 leghisti sono stati salvati dalla condanna certa per il reato di associazione di carattere militare per scopi politici, perché il ministro Calderoli, approfittando della delega per cancellare leggi vecchie, tra i tanti tagli inserì anche quel reato. Infatti, se i leghisti fossero stati condannati sarebbe stati condannati, moralmente, anche i ministri, fondatori e reclutatori della Guardia nazionale padana.
