Quattro giornalisti dell’emittente privata televisiva Sardegna 1 sono stati licenziati in tronco.
Le lettere, firmate dall’editore della Tv Giorgio Mazzella (che nel suo sito, parlando di se stesso, scrive ”Perché la personalità di un uomo riveli le sue qualità è necessario poter osservare la sua azione nel corso del tempo. Nella coerenza e nella qualità di ciò che riuscirà a creare risiederà il suo valore al di là delle apparenze”), presidente della Banca Credito Sardo (Gruppo Intesa Sanpaolo), sono state consegnate ieri pomeriggio ai redattori. Al momento di conoscono solo i nomi di tre dei quattro : Andrea Sanjust, e i capi servizio Piersandro Pillonca e Gianni Zanata . Del quarto non si conosce ancora il nome, anche se si sussurra chi è il dead man walking. La quarta lettera non sarebbe stata ancora consegnata perché configurerebbe un’azione di “licenziamento collettivo”, con la conseguente necessità di applicare particolari procedure.
”O taglio i costi o sono costretto a portare i libri in Tribunale”, ha spiegato Mazzella, che, per la sua emittente, prende dalla Regione sarda un sacco di euro . Il sindacato dei giornalisti ha annunciato l’impugnazione dei provvedimenti ritenuti ”illegittimi, ritorsivi e infondati”. La ritorsione aleggia nell’ aria: Sandro Pillonca fa parte del comitato di redazione ed è consigliere dell’ Ordine regionale dei giornalisti; Gianni Zanata, per anni è stato il rappresentante sindacale della redazione e segretario dell’ Ordine. Gianni Zanata non era sicuramente nelle grazie dell’ editore avendo sempre suggerito a Mazzella, ma inutilmente, interventi per potenziare il ruolo dell’ informazione dell’ emittente. Gianni Zanata, poi, nell’ ottobre 2004, rifiutò di indicare all’ editore quali giornalisti non fossero utili.
I licenziamenti sono stati motivati da una crisi improvvisa , con quattro giornalisti licenziati sin qui, su dieci in organico.
“Non ci sono alternative condivise alla riduzione del personale”, avrebbe fatto sapere il proprietario di Sardegna 1. La vertenza, aperta da tempo con la richiesta dell’editore di stipulare un nuovo contratto di lavoro difforme da quello sottoscritto a livello nazionale tra Fieg e Fnsi, è quindi precipitata e il sindacato dei giornalisti, sia regionale che nazionale, ha annunciato battaglia. “Faremo opposizione in tutte le sedi – avverte il segretario della Fnsi Franco Siddi – Porteremo avanti iniziative forti a tutela dei colleghi e per una puntuale verifica della leicità dei comportamenti dell’azienda editoriale gestita da Giorgio Mazzella”.
“Abbiamo trattato per 26 mesi – spiega l’amministratore della società editrice – ma non si è riusciti a trovare una soluzione condivisa per uscire dall’emergenza”. “I costi del personale sono tra i più alti in Italia – prosegue Mazzella – e non ci possiamo più permettere perdite di bilancio. Impossibile continuare così”. L’editore si dice “fortemente dispiaciuto” per i licenziamenti. Manca solo che si metta a piangere, la ministro del Lavoro Elsa Fornero docet. ”I sindacati impugneranno i provvedimenti, è un loro diritto – sottolinea Mazzella – ma io non potevo fare altrimenti: è la prima volta che mi vedo costretto a licenziare. Spero – conclude – che il confronto rimanga su binari civili e mi auguro che le minacce di ‘andare al nero’, di lasciare cioè gli spettatori davanti ad uno schermo senza alcuna immagine, non venga attuata: sarebbe una prova di forza inutile e controproducente”. Sardegna 1 è stata la prima tv in Sardegna a trasmettere sul satellite. Fondata nel 1984 dall’editore Paolo Ragazzo, è stata rilevata da Mazzella nel 2005. Mazzella non ricorda però che i giornalisti erano disposti a ridursi lo stipendio, lavorando un’ ora di meno al giorno, applicando i contratti di solidarietà per consentire all’ azienda il rientro del deficit. L’ imprenditore afferma che la situazione è precipitata negli ultimi due anni e mezzo, accelerata dalla crisi internazionale e dai problemi del digitale terrestre. Quando si vogliono licenziare i dipendenti ci si appella alla crisi internazionale, alla globalizzazione, peccato che Sardegna1 abbia il suo bacino d’ utenza nell’ Isola e che i problemi del digitale terrestre ci sono stati perché Mazzella, che si reputa un illuminato industriale, non ha saputo accendere la luce per aggiudicarsi le frequenze, lasciando via libera alle concorrenti, per poi oggi piangere miseria. La verità è che come editore televisivo ha miseramente fallito. In sette anni ha praticamente distrutto una emittente, ora sparita dalle case dei sardi, mentre prima del suo arrivo aveva nel telegiornale, il più autorevole nel panorama delle emittenti sarde, e in alcune trasmissioni come ‘’Contos’’, ‘’Agricoltura e dintorni’’ e ‘’Ma però’’ i suoi punti di forza . Tutte le sue scelte sono state pessime. Soprattutto quella di non fare più concorrenza a Videolina, l’ altra emittente privata isolana, del gruppo dell’ ‘’Unione sarda’’. Mazzella, che i questi anni, con la moglie, non ha fatto altro che utilizzare l’ emittente per farsi intervistare e fare continui spottoni alle sue attività e alla sua persona, è riuscito a mortificare la sua tv come nemmeno un suo illustre e mai dimenticato predecessore, il venditore di pentole Antonio Lo Faro, era riuscito a fare. Ma Lo Faro era appunto un venditore di pentole; Mazzella invece non solo è un importante imprenditore turistico, ma è anche a capo nientemeno che di una banca, la Banca di Credito Sardo, del Gruppo Intesa. Benché sia uno degli imprenditori più in vista e più potenti, in questo frangente l’ editore di Sardegna 1 si sta comportando come un padrone, applicando alla sua azienda lo stile Marchionne. Poi, che stile avesse lo si era capito da subito. Per esempio la trasmissione di Giacomo Mameli “Ma però”, una delle più seguite nel panorama televisivo locale, fu interrotta dal giornalista, ex responsabile delle pagine economiche dell’ Unione Sarda e già portavoce del ministro degli Esteri Gianni De Michelis, nel 2006 dopo che l’ editore si permise di ostacolare la presenza in studio dell’allora segretario regionale della Cgil Gianpaolo Diana, nel corso di una puntata in cui si parlava di precariato. Gli ospiti devono avere il mio gradimento preventivo”, disse Mazzella e Giacomo Mameli preferì salutare.
L’imprenditore-banchiere-editore sta mostrando una spregiudicatezza inquietante che stride con il suo ruolo pubblico.
Tre giorni si sciopero che bloccheranno tutte le trasmissioni nelle giornate di domani, sabato e domenica prossima e assemblea permanente: è questa la risposta dell’assemblea generale dei lavoratori di Sardegna 1 (giornalisti, tecnici e impiegati) al licenziamento, definito “immotivato e illegittimo”, dei tre redattori. I lavoratori chiedono il ritiro immediato dei licenziamenti e un incontro urgente con l’editore “al fine di studiare congiuntamente al sindacato le soluzioni più idonee per affrontare la situazione aziendale”. Sostegno alla vertenza anche dal consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti che “affianca sin da ora – sottolinea il presidente Filippo Peretti – i giornalisti e il sindacato in questa iniziativa per la tutela del posto di lavoro e per la difesa dei principi basilari dell’informazione democratica, della deontologia e della dignità professionale dei colleghi”.
Sulla vicenda, ricorda il sindacato, era in corso un confronto durante il quale i giornalisti avevano dato la disponibilità al contratto di solidarietà. “L’editore invece – sottolinea Siddi – pretendeva di dettare un contratto tutto suo, per imporre stipendi ‘privati’ lesivi dei diritti essenziali dei lavoratori nonché chiaro elemento di alterazione del mercato della concorrenza”. “Il sindacato dei giornalisti – conferma il segretario della Fnsi – tutelerà con ogni mezzo i colleghi raggiunti dal provvedimento del licenziamento e assumerà ogni iniziativa per la verifica della situazione aziendale in ogni sede deputata ai controlli. Nello stesso tempo agli Enti pubblici regionali e nazionali sarà chiesto di bloccare ogni rapporto economico (contributi e contratti compresi) finché non saranno ritirati i licenziamenti e non sarà fatta una valutazione indipendente sui conflitti d’interesse che si profilano sulla vicenda”.
Fnsi e Assostampa stanno valutando di proclamare uno sciopero della categoria in Sardegna.
Faccio mio l’ interrogativo del collega Vito Biolchini che nel suo blog ha scritto: ‘’E adesso la politica sarda che farà? Starà in silenzio? Chi, tra quegli onorevoli che ogni giorno intasano le nostre caselle di posta elettronica con dichiarazioni di ogni genere, avrà ora il coraggio di spendere una parola a favore dei giornalisti licenziati e contro questo padrone? Anche perché (è bene ricordarlo) mentre Mazzella licenzia, la sua emittente viene ricoperta di soldi dalla Regione.
Ma nella nostra isola oggi conta di più la libertà di informazione o la benevolenza di un banchiere? Chi tra i politici sardi ha voglia di mettersi contro Giorgio Mazzella, il padrone di Sardegna Uno?’’
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Con la crisi in atto e i sacrifici imposti a pensionati e lavoratori, non vedo come mantenere in atto sovvenzioni milionarie alla carta stampata. Se un Editore non riesce a stare sul mercato è bene che chiuda come chiudono numerosissime attività commerciali. Basta con la “libertà di informazione” e i suoi maneggi. Viva e prosperi l’intrapresa nell’interesse di tutti.
Commento di vittorio ritzu — gennaio 6, 2012 @ 6:54 pm |