Vertenza Sardegna1: assordante silenzio delle Istituzioni
L’ assordante silenzio delle Istituzioni , soprattutto quella regionale che distribuisce una marea di soldi all’ emittenza privata televisiva, contraddistingue la vertenza Sardegna1 aperta dal lincenziamento in tronco di quattro giornalisti su dieci.
Intanto ancora nulla di fatto nelle trattative tra Fnsi , Associazione Stampa Sarda, il sindacato italiano comunicazione della Cgil, e la Uilcom e l’ editore di Sardegna1 per arrivare al reintegro dei quattro redattori su dieci.
L’editore della Tv Giorgio Mazzella, che è anche presidente della Banca Credito Sardo (Gruppo Intesa Sanpaolo), ha detto ‘’Non ci sono alternative condivise alla riduzione del personale’’. La vertenza, aperta da tempo con la richiesta dell’editore di stipulare un nuovo contratto di lavoro difforme da quello sottoscritto a livello nazionale tra Fieg e Fnsi, è quindi precipitata e il sindacato dei giornalisti, sia regionale che nazionale, ha annunciato battaglia. Mazzella sta applicando nell’ Isola lo stile Marchionne, quello di Pomigliano e sta anticipando l’ abolizione dell’ articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. In pratica se ne impippa dei contratti nazionali di categoria, dei principi basilari dell’informazione democratica, della deontologia e della dignità professionale dei giornalisti e dice ‘’il padrone sono io e si fa come voglio io’’. Mazzella pretende di imporre un contratto tutto suo, che prevede stipendi privati lesivi dei diritti essenziali dei lavoratori nonché chiaro elemento di alterazione del mercato della concorrenza.
Giorgio Mazzella, spiega che la decisione del licenziamento di quattro giornalisti dell’emittente su dieci in organico, per un totale di 30 dipendenti e’ conseguente a una trattativa che dura da 26 mesi senza riuscire a trovare una soluzione condivisa per uscire dall’emergenza. «I costi del personale sono tra i più alti in Italia – dice Mazzella – e non ci possiamo più permettere perdite di bilancio. La situazione è precipitata negli ultimi due anni e mezzo, accelerata dalla crisi internazionale e dai problemi del digitale terrestre. Abbiamo così accumulato perdite per un milione di euro, mezzo milione la previsione solo per l’anno che si è appena concluso. Impossibile continuare così».
I provvedimenti sono illegittimi, ritorsivi e infondati. I giornalisti, infatti, avevano dato la disponibilità al contratto di solidarietà. Sono ritorsivi perché tre dei quattro giornalisti licenziati fanno parte o hanno fatto parte del Comitato di redazione che si è sempre opposto all’ editore che vuole fare strame del contratto per applicarne uno suo personale, lesivo dei diritti dell’ informazione e della professionalità dei redattori. Eppure ”Il signor Giorgio Antonio Mazzella – ha scritto la Fnsi – noto presidente di Banca (Credito Sardo) e editore e amministratore unico dell’emittente Sardegna1 Tv dovrebbe conoscere bene contratti, leggi e obbligazioni sociali del diritto del lavoro, nonche’ le regole della buona creanza. I lavoratori e i giornalisti della sua azienda non sono marionette, né giocatori di calcio per puntate e paghe a premio. E un uomo pubblico come il Signor Mazzella non dovrebbe aver bisogno neanche di farselo ricordare”.
I licenziamenti a Sardegna Uno sono stati sospesi. Non revocati, attenzione. Ma è chiaro che la tempesta mediatica che si è abbattuta sull’editore Giorgio Mazzella, dopo l’annuncio di voler allontanare dalla redazione dell’emittente televisiva Gianni Zanata, Piersandro Pillonca, Giuseppe Giuliani e Andrea Sanjust, è stata terribile ed efficace. Da questa vicenda Mazzella ne sta uscendo a pezzi, com’è giusto che sia. Come se non bastasse, Mazzella si sta facendo male da solo. “O taglio o porto i libri in tribunale” è una dichiarazione agghiacciante, che fotografa in maniera inequivocabile l’incapacità mostrata a Sardegna Uno da questo celebrato imprenditore e banchiere.
Infatti le difficoltà nelle quali da anni si dibatte l’emittente sono tutte responsabilità dell’editore. Inutile evocare i disastri provocati dal digitale terrestre: la crisi di Sardegna Uno è esplosa prima. Perché Mazzella in questi sette anni di gestione della tv ha dilapidato un patrimonio importante. L’ editore, infatti, sua sponte, senza ascoltare i buoni suggerimenti di chi la televisione la fa da anni, ha preso iniziative che hanno portato la Tv a un progressivo calo di pubblico e di credibilità. Nel giro di pochi mesi tutto il palinsesto è stato mortificato con scelte disgraziate e senza senso, imposte d’autorità dallo stesso Mazzella.
Prima l’emittente si è liberata dei suoi pochi collaboratori, come se tutto il peso della redazione potesse essere sopportato dai giornalisti interni. A fronte di un risparmio esiguo, il risultato è stato il crollo verticale della produttività. Il danno provocato alla gestione della tv è stato enormemente superiore al risparmio economico. Ma questo il celebrato imprenditore non l’ha capito.
Poi Mazzella ha devastato il telegiornale, cambiandone orari e durata. Una follia. Laddove tutte le televisioni del mondo allungano la loro striscia informativa, Sardegna Uno l’ha drasticamente ridotta. Perché?
Poi Mazzella ha smantellato i punti di forza del palinsesto. Ha smantellato le trasmissioni sportive, un altro punto di forza di Sardegna Uno. Senza collaboratori che vanno in giro per la Sardegna nei campi più sperduti, le trasmissioni sportive non si possono fare. Quella che era una eccellenza della televisione è stata dilapidata, in nome di ridicoli risparmi economici.
Poche mosse, tutte azzeccate e in pochi mesi la televisione è scomparsa dalle case dei sardi. Mazzella ha mortificato i giornalisti, devastato il palinsesto. Tagliando i costi in maniera barbara, il celebrato imprenditore ha azzoppato la sua stessa creatura. Ma ha evidentemente favorito la concorrente Videolina, dell’imprenditore Sergio Zuncheddu.
Sardegna1, televisione ormai semiclandestina, serviva a Mazzella solo per celebrare il suo notevole ego, per aggiornarci quotidianamente sulle sue celebrate imprese ogliastrine, o per informare i sardi delle sue benemerite azioni filantropiche (lui e la moglie sempre presenti in qualsiasi trasmissione, senza alcun buongusto e senso del ridicolo. Ma si sa, i ricchi amano essere celebrati).
Così Giorgio
Mazzella ha distrutto Sardegna Uno: gestendo la televisione contro ogni regola e buonsenso, evitando di ascoltare i consigli di chi la televisione la faceva da anni, e mortificando una redazione e uno staff tecnico di grande qualità.
Sarebbe interessante capire in che modo il Giorgio Mazzella banchiere abbia gestito e impiegato la marea di soldi pubblici che la Regione di Ugo Cappellacci ha versato al Giorgio Mazzella editore. Com’è noto, in Sardegna non esiste una legge specifica per il sostegno all’editoria: i fondi pubblici sono stanziati e suddivisi a discrezione del governatore, che propone di volta in volta alla giunta quanto e a chi concedere i denari. Per la pubblicità istituzionale, invero, vanno seguiti alcuni criteri specifici. Che sono però proposti dal presidente della Regione e approvati dalla giunta. Ben si capisce che in un sistema del genere, l’arbitrio gioca un ruolo preminente. E infatti, la gran parte degli approvvigionamenti di denaro pubblico immessi nel comparto editoriale sardo, finisce smaccatamente nelle casse del duo composto dallo stesso Mazzella e dal tycoon in salsa burcerese Sergio Zuncheddu, imprenditore-editore e patron di Videolina, Radiolina, Tcs, Unione sarda e di Pbm, che si occupa di raccolta pubblicitaria.
Qualche cifra. Tra la fine del 2010 e lo scorso anno, Sardegna Uno ha incassato dalla Regione oltre 650mila euro. Esattamente la metà rispetto ai versamenti effettuati sui conti correnti del gruppo di Sergio Zuncheddu, campione indiscusso con un milione e 200mila euro. Solo 323mila euro, invece, per La Nuova Sardegna. Solo per la messa in onda della trasmissione istituzional-propagandistica ideata da Tcs e subito sposata da Cappellacci, “Novas”, l’emittente di via Venturi ha ricevuto poco più di 280mila euro. Una cifra di tutto rispetto ma alquanto inferiore ai 626mila euro finiti nel conto corrente di Sergio Zuncheddu, che comprendono non solo la messa in onda di “Novas”, ma pure le spese di stampa e distribuzione con l’Unione sarda della versione cartacea. Finita qui? Macché. Perché prima di andare in onda, la trasmissione televisiva va realizzata. A chi l’arduo compito? A Tcs, appunto.
L’emittente di Zuncheddu invia una proposta alla Regione e la presidenza, nel tempo record di ventiquattrore, approva il progetto e contestualmente accorda un esborso totale di 200mila euro per la realizzazione di ben 59 puntate. Peccato che la maggior parte del lavoro sia svolto tra le mura della Regione dai professionisti dell’ufficio stampa della presidenza. A Tcs rimane il duro lavoro di montaggio dei servizi già chiusi, le luci, la conduzione, la collaborazione del giornalista Antonello Lai. E soprattutto 200mila euro in cassa senza nemmeno il disturbo di una gara ad evidenza pubblica: tutto assegnato per via diretta da Cappellacci al gruppo Zuncheddu. La Regione-editore. Fin qui la “comunicazione istituzionale”. Per le case editrici sarde – fortunatamente numerose e nella maggior parte dei casi in buona salute – il discorso cambia. Perché in questo caso la discrezionalità del presidente della giunta è pressoché totale.
Di tanto in tanto, Cappellacci propone, la giunta approva e la Regione spende. L’ultima ripartizione di fondi pubblici in favore delle case editrici isolane risale al23 dicembre scorso. Tra le varie voci, 32mila euro finiscono nelle casse di “Isola editrice” per la stampa del volume fotografico “Sardegna – Un anno di feste”. Ma l’esecutivo ha pure trovato il tempo per finanziare con 35mila euro la realizzazione di una rubrica televisiva “con le modalità del talk show”, animato dagli emigrati, dall’evocativo titolo “Nati sardi”. Senza dimenticare, nel recente passato, i100mila euro dati al Maestrale per la ripubblicazione del volumedi Giovanni Lilliu “La civiltà dei sardi”, i 30mila concessi all’Autorità portuale di Cagliari per un’opera sulla storia del porto dall’Unità ai giorni nostri, i 40mila finiti alla Madriké per l’edizione speciale del libro “La modernità del pensiero di Giuseppe Mazzini” e i 50mila euro per la “Sintesidella storiadi Sardegna” di Francesco Cesare Casula. La Regione è alquanto generosa pure con le case editrici nazionali, come Donzelli, che per pubblicare il libro “La Sardegna nel Risorgimento” ha ottenuto 45mila euro.
La vicenda presenta, come già detto, l’ anomalia dell’ assordante silenzio delle istituzioni. Giornalmente le redazioni vengono invase da comunicati stampa di diversa natura e di diversa importanza. I giornalisti sono tempestati di telefonate, e-mail, perché le esternazioni (quasi sempre auto celebrative) di questa o quella giunta, di questo o quell’ assessore, di questo o quel consigliere, regionale, provinciale o comunale siano pubblicate. La vertenza Sardegna1 non interessa. Credo che i licenziamenti sarebbero ritirati immediatamente se gli Enti pubblici regionali e nazionali bloccassero ogni rapporto economico (contributi e contratti compresi, soprattutto) con Sardegna1.
Ma questa è utopia.
(fonti: Ansa, blog Vito Biolchini e Pablo Sole di Sardegna24)
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